Video Head Impulse Test (vHIT): domande & risposte

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Video Head Impulse Test (vHIT): domande & risposte

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Video Head Impulse Test (vHIT): domande & risposte

1. Cosa significa vHIT?

Il termine vHIT è l’acronimo di video Head Impulse Test che sta a indicare l’esecuzione video-assistita del Test di Halmagyi e Curthoys (Head Impulse Test).

2. Cosa è il Test di Halmagyi-Curthoys (HIT)?

Nel 1988 Halmagyi e Curthoys scrivono un pezzo di storia della vestibologia, ad oggi ancora valido. Gli Autori sottoposero 12 pazienti a neurectomia vestibolare (per neurinoma o vertigine intrattabile) e riscontrarono la comparsa di un movimento saccadico di recupero solo per elevate accelerazioni. In tal modo gli Autori avevano capito come studiare il guadagno (G) dinamico e ad alta frequenza del riflesso vestibolo-oculo-motorio (VOR). Ciononostante il test, di non semplice esecuzione, spesso non veniva usato nella pratica quotidiana.

3. Cosa è il video Head Impulse Test?

In tempi più recenti, nel 2005, fu descritto da Ulmer il primo sistema di video-registrazione del HIT, che permetteva di superare i limiti del HIT clinico-bedside (cHIT o bHIT). Infatti si trattava di un test di più semplice esecuzione, che forniva un valore numerico del G del VOR per ciascuno dei sei canali semicircolari, che era in grado di evidenziare sia le saccadi coperte (durante il movimento della testa) che quelle scoperte (dopo la fine del movimento della testa). Tale metodica, accompagnata da una curva di apprendimento (learning curve) più favorevole, ha riscosso un buon successo nella comunità scientifica, sebbene il vHIT viene usato sono in Centri dedicati allo studio delle patologie dell’equilibrio e per ricerca.

4. Quali sono le basi fisiopatologiche del Test di Halmagyi-Curthoys?

Prima di introdurre le più moderne tecnologie disponibili in un ambulatorio di oto-neurologia, facciamo un cenno ad alcuni elementi di fisiopatologia indispensabili per la comprensione dei test stessi.

I canali semicircolari funzionano con un meccanismo push-pull: all’eccitazione di un CS corrisponde l’inibizione del CS ad esso accoppiato con una conseguente azione sui muscoli extraoculari (eccitazione agonisti e inibizione antagonisti).

Gli studi di Ewald hanno posto le basi per la comprensione della fisiologia dell’apparato vestibolare periferico.

Leggi di Ewald, 1892

I: il movimento dei globi oculari si realizza nella direzione della corrente endolinfatica più significativa
II: nel CSL la corrente ampullipeta determina una risposta più intensa di una corrente ampullifuga
III: nei CSV è il contrario

Le cellule vestibolari (tipo I)  hanno un potenziale di riposo di 90 spikes/s. Dopo uno stimolo inibitorio il potenziale può scendere fino a 0 (al massimo) à saturazione. Dopo uno stimolo eccitatorio il potenziale può salire fino a valori indefiniti, non c’è mai saturazione indipendentemente da quanto sia rapida l’accelerazione. Questi fenomeni creano un’asimmetria direzionale intrinseca dell’AV. Tale fenomeno viene utilizzato quotidianamente per fare diagnosi negli ambulatori di oto-neurologia: pensiamo alla VPP del CSL o alla neurite vestibolare.

5. Che informazioni ci fornisce?

Il vHIT misura il guadagno (G) dinamico e ad alta frequenza del riflesso vestibolo-oculo-motorio sui 6 canali semicircolari: in sostanza abbiamo un numero, che confrontiamo con i valori di riferimento. Se è al di sotto di 0.8 c’è un deficit.

Un vHIT positivo, in assenza di nistagmo spontaneo o con nistagmo spontaneo che “batte” verso il lato deficitario, è un campanello d’allarme per una vestibolopatia di natura centrale.

6. Come si esegue?

L’esaminatore fa compiere al paziente movimenti imprevedibili della testa (outward/inward), mediante rotazione della testa con escursione ± 20° ad elevata accelerazione 2000-4000°/s2 [2-4 Hz]; in tal modo, in caso di deficit vestibolare può generarsi un saccadico ”di recupero” controlaterale.

7. In quali casi si può eseguire?

Il vHIT può essere impiegato nell’esame vestibolare oto-neurologico di tutti i pazienti; tuttavia esso trova maggiore indicazione nei casi in cui non ci sia un sospetto diagnostico di VPPB. Comunemente trova impiego nella neurite vestibolare, nella Malattia di Menière, nell’ipoacusia improvvisa, nel disequilibrio, ecc.


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